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lunedì 9 gennaio 2017

LA RAZIONALITA' DEL COCCODRILLO #33


James Bond
di sorprese che non sono tali

Con Lucrezia andò avanti senza particolari sbalzi per un altro po' di tempo. Io non riuscivo a lasciarmi andare, oggettivamente era la donna perfetta, aveva le sue stranezze, certo, ma chi non ne ha? Però continuavo a non sentirmi coinvolto fino in fondo. Da una parte c’era il fantasma di Caterina, un pensiero che sempre più spesso riaffiorava e mi si stampava in testa. Mi trovavo a chiedermi come stesse, cosa stesse facendo e ogni tanto mi sorprendevo a cercare dei modi concreti per avere risposte a queste domande. Poi c’era il comportamento da geisha di Lucrezia che ad un certo punto inizio a sembrarmi non solo forzato ma anche con una punta di disperazione.

La fine iniziò una sera in cui era particolarmente ciarliera. Stavamo mangiando del giapponese take away in camera. Mi raccontò di come l'Idiota avesse dato il tomento a lei e a Sonya per un pezzo lunghissimo e di come, dopo l'incontro al pub, il suo atteggiamento fosse cambiato drasticamente. Era arrivato al punto di metter loro i bastoni fra le ruote e macchinato per farle cacciare dall’azienda. Non solo, aveva richiesto esplicitamente attenzioni particolari per cessare le ostilità e mettere “una buona parola coi capi”. Un comportamento secondo me perfettamente in linea con il personaggio e ne parlammo un po', finché Lucrezia, cambiando discorso, non disse di punto in bianco:

“La settimana prossima dovrebbe passare James”
“Bond? James Bond? In ufficio?”
“Ma no, scemo, è il mio ex di Londra... ti ricordi? Ti avevo raccontato di lui…”
“Ah sì, il super manager, non avevo capito fosse il tuo ex, pensavo fosse semplicemente un amico…”
“No, no, siamo stati insieme per un po' ma non ha funzionato”
“Viene a riaccendere le braci?”
“Sei geloso?”
“Dovrei?”
“Scemo, no, viene per lavoro e mi ha chiesto se ci vediamo... ti dà fastidio?”
“No, perché?”
“Beh, perché è un ex. Fra di noi le cose si erano interrotte in modo strano... io non gli ho ancora risposto, ero un po' indecisa su cosa dirgli, volevo sapere che ne pensavi… ma se tu mi dici che non è un problema... cioè non vorrei ti desse fastidio…”
“Ma no, nessun fastidio, stai tranquilla”

Per me era tutto chiaro come il sole: James tornava a riaccendere la fiamma, lei aveva paura potesse succedere qualcosa e non sapeva cosa pensare al riguardo. A me la cosa non fece né caldo né freddo. Neppure quando capii che James, avrebbe dormito da lei. Con lei. E che fosse già deciso prima che Lucrezia me ne parlasse.

James arrivò e Lucrezia scomparve. Non rispondeva al telefono, ai messaggi, alle email e anche Sonya sosteneva di non saperne niente. Andò avanti così per tre, quattro giorni. Non che mi affannassi a cercarla, mi sembrava un epilogo così ovvio da sentirmi, in fondo, sollevato. Però avevo bisogno che mi si fissasse un punto. 

Fu Sonya, ad un certo punto, a raccontarmi tutto. A Londra lei e James stavano alla grande, ma lei non accettava il fatto che lui fosse pieno di soldi e lei una commessa, voleva un rapporto alla pari, voleva sentirsi indipendente, si sentiva schiacciata da questa presenza ed è per questo, in realtà, che aveva deciso di andarsene. E lo aveva fatto di punto in bianco, senza dire niente a James e a ridosso dal suo ritorno a casa.

Il poveraccio aveva passato un bruttissimo periodo di struggimento culminato con un terribile incidente che gli aveva fatto rischiare la sedia a rotelle, costringendolo a letto per un lunghissimo periodo. In quel momento drammatico aveva capito quali fossero le cose per veramente importanti. Non si era dato per vinto e, appena ripresosi, si era licenziato e impegnato duramente per ritrovare Lucrezia. Per vie traverse e non senza fatica, era riuscito a rintracciare Sonya, convincerla e farsi dare un contatto. A quel punto si era inventato la palla della trasferta pur di avere l'occasione di riconquistarla o, per lo meno, di capire perché lo avesse lasciato così, in punto in bianco e con meno del minimo sindacale di spiegazioni.

Sonya fu stupita di vedermi tifare per James. Per me era giusto così. Mi dispiaceva solo che, praticamente, fosse scappata lasciandomi come uno stronzo.

Due giorni dopo mi arrivo questo messaggio:

Ciao, mi vergognavo. Per questo sono scomparsa. Come faccio sempre. Scappo per non affrontare le cose e faccio male alle persone. Lo so che non è stato giusto. Mi hai fatta stare bene. Mi hai aiutata a capire tante cose, ad apprezzare tante cose, ha recuperare degli sbagli. So che non eri innamorato di me ma ce l’hai comunque messa tutta. Il tuo cuore è con Caterina, non arrenderti con lei!
Lu

Restai basito, un po’ da tutto, ma soprattutto dalla storia di Caterina. Cosa ne sapeva lei? Glielo chiesi. Aggiungendo che se avesse lascito di nuovo James Bond le avrei spaccato i denti.

Scoprii quindi che Lucrezia sapeva tutto di quello che era successo fra me e Caterina. Dopo la serata al Pub aveva deciso di indagare. Si lesse quindi tutti i messaggi che avevo nel telefono (e no, non mi fece piacere), dopodiché fece il terzo grado a Nib che, senza nemmeno farsi pregare, le raccontò più o meno tutto (nemmeno questo mi fece particolarmente piacere).

“Ma davvero a te sta bene così?”
“Sì, Nib. Ti sembra strano?”
“Mah! Alla fine mi sa che sarebbe stato strano se fatto da altri 3 miliardi di persone, non da te...”
“...”
“Cioè, va bene, non eri preso, sapevi che sarebbe durata poco, ma Cristo! Quella era un tronco di patata che ancora devono finire di misurarlo, per te avrebbe fatto di tutto e faccio finta di non chiedermi perché. Poi arriva l'inglese, gliela dà e scompare! Non sei nemmeno un po' incazzato? Geloso? Invidioso? Ferito?”
“Pensa l'Inglese come doveva sentirsi, piuttosto. Oh, l’ho visto ed è un gran figo pure lui!”
“Ma che c’entra adesso?”
“È la legge della giungla e uno così, contro di me, per come ho fatto pure lo stronzo, è normale che vinca... se la vogliamo mettere sulla metafora agonistica. Non mi dà fastidio. Alla fin fine, io non ho provato a fare lo stesso con Caterina?”
“Sì ma che c’entra? Lei sta con … con… faccio addirittura fatica a definirlo ‘merda’”
“Magari il fratello di James dice lo stesso di me”
“Se vuoi vederla così...”
“E poi c'è anche questo...”

Gli feci vedere il telefono

“Ma di quando è?”
“qualche giorno fa”
“Prima dell'inglese?”
“Sì, il giorno prima che me ne parlasse”
“Ma quando Lucrezia t'aveva dato buca e siamo andati al cinema?”
“Esattamente”
“E perché non m’hai detto niente?”
“Non lo so”
“Non lo sai?”
“Boh, immaginavo mi avresti dato una delle tue perle, tipo 'tiralo fuori che tanto a terra non cade' o delicatessen simili... insomma volevo prima rifletterci da solo... poi ci si sono messi gli eventi...”
“E che hai intenzione di fare?”
“Capire che vuol dire”
“a me par evidente...”
“Sì?”
“Sei serio?”
“Certo, è una sorta di richiesta all'ufficio oggetti smarriti?”
“Tu non stai bene”

CAPITOLO 34

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